Non so se ti è mai capitato che negli attimi prima di un momento in cui ti stai giocando qualcosa di importante (un progetto, una trattativa, un discorso in pubblico, partita decisiva), anche se fino a qualche secondo prima ti sentivi preparato e sicuro delle tue capacità, improvvisamente e inspiegabilmente qualcosa cambia.

Cominci a mettere in dubbio la tua preparazione e le tue capacità. In preda all’insicurezza, senti l’impulso di mandare tutto a monte prefigurandoti scenari catastrofici. Cominci a dirti che non ce la farai.  La mente si annebbia, perdi la concentrazione, la memoria, fai errori sciocchi, ti distrai, perdi tempo… Risultato: le cose non vanno bene. Lo sapevi, l’avevi predetto e avresti fatto meglio a mollare prima di fare brutta figura ed essere additato come un incapace, un fallito….

Immagino che ti sarai trovato anche nella situazione opposta, in cui sapevi che tutto sarebbe andato per il meglio ancora pima di iniziare. Ti sentivi centrato, sicuro e in controllo. Era facile mantenere focus e concentrazione, sapevi esattamente cosa dire e fare, capacità che forse non sapevi di possedere si manifestavano all’improvviso per farti superare ogni dubbio e ogni ostacolo.

Il fenomeno secondo cui vinci o perdi qualcosa nella tua mente ancora prima di farlo nella realtà si chiama “gioco interiore”. È come se fosse una partita a ping-pong tra il tuo approccio costruttivo e quello distruttivo. Mentre ti concentri sulla parte esteriore del gioco: la strategia, le competenze, le tecniche, i manuali che ti insegnano cosa fare, i corsi di formazione…. c’è una parte di te che lavora a tua insaputa. A meno che tu non te ne accorga e prenda le contromisure opportune.

La parte esteriore del gioco, seppure fondamentale, non è il quadro completo, anzi è solo la punta dell’iceberg. Ciò che è determinante per la qualità della performance è quello che sta sotto e non si vede: il mindset, cioè l’approccio mentale, l’abitudine a vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, la visione delle cose in termini di possibilità o di impossibilità.

Chiunque voglia raggiungere grandi risultati deve prestare attenzione ai due giochi che la mente sta giocando il parallelo: quello esteriore e quello interiore (che non sempre vanno nella stessa direzione… anzi, spesso il gioco interiore rema contro). Concentrarsi solo sugli aspetti esteriori significa far finta di non vedere il nostro vero avversario e quindi non esprimerci al massimo del nostro potenziale.

Non c’è un momento delle nostre giornate in cui non comunichiamo e quando non lo facciamo con gli altri, lo facciamo con noi stessi per mezzo dei nostri pensieri. Le parti di noi che cominciano l’una con l’altra sono la mente conscia e la mente inconscia.  Le due menti dialogano incessantemente, e il tipo di relazione che esiste tra loro è il fattore determinante per la nostra efficacia, così come lo è quale delle due prende il sopravvento nel nostro agire.

Possiamo quindi affermare che la chiave per riuscire è una buona relazione tra la mente conscia e la mente inconscia e fare in modo che l’una o l’altra intervengano quando serve e in maniera costruttiva.

La maniera infallibile per capire quale delle due menti sta agendo dietro le quinte è analizzare (senza giudizio!) ciò che dici di volere, significa che la mente inconscia non è allineata e sta remando contro perché teme un disagio e vuole evitarlo.  Facciamo qualche esempio: magari la mente inconscia ha paura di esporsi, ha paura della visibilità perché teme un giudizio negativo. Oppure teme le conseguenze negative dell’insuccesso, oppure del successo, o – ancora – potrebbe voler evitare la sensazione di frustrazione o di fatica del lavorare duramente….

Ecco allora che comincia un tiro alla fune tra la mente conscia e la mente inconscia, che il più delle volte si risolve con il successo di quest’ultima, e più la mente conscia reagisce imponendo lavoro duro, impegno, sacrifici, più la mente inconscia cerca di svicolare e instaura un circolo vizioso di demotivazione. Ecco allora i risultati negativi, nonostante tutto l’impegno profuso, risultati che si confermano tanto più cerchiamo di reagire lavorando a testa bassa.

È come se un manager (la mente conscia) che pretende grandi risultati dai propri collaboratori (la mente inconscia), invece di motivarli lasciandoli liberi agire, pretendesse di controllare ogni loro minima azione non consentendo alcuna autonomia o flessibilità. Quali risultati potrebbe ottenere? Quasi sicuramente i collaboratori si sentiranno mortificati, frustrati, perderanno interesse nel lavoro, eviteranno di prendere iniziative, e finiranno per fare il meno possibile, producendo risultati mediocri.

Ma, nel concerto, come fare?  La prima cosa da tenere presente è che le due menti parlano lingue diverse. È quindi necessario imparare a farle dialogare nella lingua che possono comprendere La mente conscia utilizza parole, dati, istruzioni, ragiona in maniera logica, vede in prospettiva. La mente inconscia parla per immagini, per metafore, vuole stare bene nel qui e ora e tenderà ed evitare qualsiasi disagio senza preoccuparsi delle conseguenze nel lungo periodo.

Non solo: proprio perché l’io inconscio non ama i disagi, quando sente istruzioni potenzialmente mortificanti, che potrebbero creargli frustrazione, quando teme il prezzo da pagare o le conseguenze, tenderà ad opporre resistenza sabotare il processo e i risultati. Ricorda cosa sperimenti quando dai il tuo meglio.

Immagino che agirai senza sforzo, senza stress, senza pensare. Ti senti centrato e pienamente in controllo, non giudichi le tue azioni come buone o cattive e ti limiti ad osservare quello che accade come se fossi uno spettatore esterno. Tutto avviene in maniera naturale. Sei nel “flusso” in uno stato intenzionale e focalizzato.

Quando si sperimenta questo stato, le due menti sono allineate, la mente conscia non dà ordini a quella inconscia, non la opprime e non la spaventa, ma la pungola e la motiva in maniera cooperativa e piacevole, provocando il senso di soddisfazione di quando avrà raggiunto il risultato senza sforzo.

Ti è venuta voglia di provare?

Allora fai come segue. Lo so che è contro-intuitivo e che ti hanno insegnato diversamente, ma datti il permesso di provare!

  1. Smetti di criticare o giudicare te stesso o le tue azioni, il tuo comportamento passato.
  2. Smetti di forzare
  3. Smetti di sgobbare, di fare di più se non stai riuscendo
  4. metti di giudicare i risultati come fallimenti: ti portano solo ad un circolo vizioso!

E invece:

  1.  Concediti più pause e momenti rigeneranti
  2. Osservati con lo sguardo oggettivo e distaccato di un testimone
  3. Adotta la curiosità di chi vuole apprendere da quello che vede
  4. Parlati in maniera gentile
  5. Immagina la piacevole sensazione che provi per il successo
  6. Rassicura la mente inconscia
  7. Agisci, senza forzare e lasciando che le cose accadano.

Qualunque cosa tu stia cercando di ottenere, prestare maggiore attenzione ai fattori interni, oltre che agli esterni. Se riesci a superare l’istinto forzare e riesci invece a sentirti più a tuo agio in quello che fai, confidando nelle tue capacità ed alleando le due menti i risultati potrebbero essere sorprendenti.

Sperimenta e lasciami il tuo commento!

 

 

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