Non c’è alcun dubbio riguardo al fatto il COVID-19 sta provocando un cambiamento epocale a livello globale, creando uno spartiacque tra un prima e un dopo. Va detto che il cambiamento è parte integrante ed elemento necessario per la vita di qualsiasi sistema, Il COVID-19 ha agito e stia solo agendo da detonatore di situazioni già presenti che si sono aggravate. Per citarne alcuni:

  • Situazione politica, avvicendamento di governi o di sistemi di governo, stabilità dei governi, capacità di fare fronte ai fabbisogni…
  • Aspetti economici, ad esempio lo stato dei mercati finanziari,  la capacità delle imprese di fare innovazione, la capacità di visione prospettica e attivazione delle misure necessarie, la facilità di accesso al credito per le imprese, la minaccia di una recessione…..
  • Questioni sociali, ad esempio, aspetti anagrafici della popolazione e relativi bisogni, flussi migratori in entrata e in uscita; il sistema educativo e formativo, i livelli di alfabetizzazione tecnologica….
  • Aspetti tecnologici, e.g. i cambiamenti nella tecnologia che hanno portato all’utilizzo dello smartworking su larga scala, ma anche alla diffusione delle intelligenze artificiali che impattano sul mercato delle competenze.

Quando i cambiamenti in una o tutte queste aree hanno effetti così drastici da minacciare l’esistenza di un sistema, per potere sopravvivere, il sistema stesso si attiva per cambiare radicalmente e riacquistare l’equilibrio.

Quale sarà questo equilibrio dipende (anche) da noi e dal nostro modo di affrontare gli eventi traumatici (o quelli che una parte del nostro cervello classifica come traumatici).

Cambiamenti dirompenti su larga scala a parte, è vero che tutto è sempre e comunque in costante cambiamento. “Tutto scorre” affermava Talete. Si tratta per lo più di adattamenti minori per affrontare le mutevoli esigenze di ogni giorno, e che passano in gran parte inosservati, proprio perché sono una parte normale della vita.

Se è vero che tutto cambia, come mai allora la maggior parte delle persone di fa trovare impreparata e reagisce solo (o quasi) davanti ad eventi traumatici? Come mai alcune persone sembrano lasciarsi trasportare dolcemente dai cambiamenti della vita, altre li provocano, altre li negano, altre ancora li temono tanto da evitarli o da perdere il sonno al solo pensiero di cambiare la marca del caffè che bevono al mattino?

La chiave sta nel modo in cui l’essere umano vede il cambiamento, ai significati (dati da condizionati dall’esperienza o dalla cultura) che associa a questo termine, nel livello di accettazione dell’incertezza che ne consegue.Pensa ai proverbi che mettono in guardia contro il pericolo di cambiare…(proverbi nate in epoche in cui i cambiamenti importanti erano erano molto meno di quelli a cui assistiamo oggi e in cui la vita scorreva a ritmi più lenti).

Vale la pena soffermarsi sul fatto che ciò che troviamo stressante non è tanto il cambiamento in sé quanto la sensazione di incertezza e vulnerabilità che ne deriva: si teme non l’evento in sé, ma la preoccupazione o la paura per le conseguenze: il “cosa farò?” o “cosa succederà?” o “quali saranno i costi?” Gli studi sulle neuroscienze hanno fatto luce sul fatto di fronte alla paura e all’incertezza si attiva di default la parte del cervello deputata alla sopravvivenza, quella più primitiva, portando ad operare una scelta fulminea tra

  • attacco (aggressività, rabbia),
  • fuga (evitamento)
  • immobilità (resistenza, attesa).

e questo indipendentemente dal fatto che la minaccia sia reale, immaginata, indipendentemente dalla portata della minaccia e dalle conseguenze che ne potrebbero derivare (focalizzandosi sul qui e ora e non sulle conseguenze nel medio – lungo periodo).

Ed è proprio la miopia dei nostri automatismi rispetto alle conseguenze non immediate che causa la resistenza al cambiamento che tutti conosciamo. La percezione di pericolo relativamente agli eventi del COVID-19 o del DOPO COVID-19 non costituisce eccezione, ed è il motivo per cui per uscirne bene (qualsiasi accezione si voglia attribuire a questo aggettivo), anche grazie alla nostra capacità di resilienza, è necessario agire in maniera intenzionale attivando le parti più evolute del cervello: la corteccia prefrontale destra (es.: immaginando scenari positivi di cui faremo parte, meditando, dedicandosi ad attività creative) e quella sinistra (es: dedicandosi a ciò che richiede ragionamenti razionali come creare piani di azione, check list etc…)

Concretamente, il primo passo da fare verso una gestione costruttiva del cambiamento è la comprensione della necessità: Esistono varie teorie su cambiamento, e seppure con alcune differenze, condividono tutte le seguenti cinque fasi.

  1.  Consapevolezza: prendere coscienza del bisogno di cambiamento
  2.  Motivazione: avere un grande perché, creare una visione o direzione chiara, che inizialmente si esprime nel “via da qualcosa” e successivamente nel “verso qualcosa”
  3.  Decisione: volere fare qualcosa per modificare lo statu quo e prepararsi allo step successivo
  4. Azione: Implementazione della modifica o del programma necessario
  5.  Consolidamento: messa in atto nel tempo dei nuovi comportamenti (o nuova mentalità) perseverando nel tempo ed inserendo sistemi di ricompensa e rinforzo.

Tra le diverse teorie, si adatta bene a questo periodo quella della Curva di Transizione o Curva del Cambiamento elaborata dalla psichiatra Elizabeth Kubler-Ross, nata per spiegare come i malati terminali arrivano ad accettare lo stato patologico, e che si è dimostrata valida per spiegare qualsiasi cambiamento dovuto ad un evento traumatico: Secondo Kubler-Ross, la Curva del Cambiamento segue quattro fasi:

  1. Ignoranza / negazione della realtà / stasi
  2. Rabbia
  3. Esplorazione della condizione e delle opzioni
  4. Accettazione

Come vedi, nel primi due passaggi ritroviamo il comportamento di default messo in atto dal cervello di fronte alla minaccia, mentre le seconde due sono il risultato di azioni intenzionali.

È importante notare che, mentre tutti affrontiamo il cambiamento seguendo più o meno lo stesso processo, cambia la durata delle fasi e l’energia che vi viene impiegata. Se ti guardi attorno ed osservi come le persone stanno reagendo all’emergenza sanitaria, noterai che i comportamenti rientrano in queste categorie.

La buona notizia è che saper vivere in maniera costruttiva il cambiamento non è un fatto di carattere, né di Karma, ma è una capacità che si può imparare e che va allenata, come se fosse un muscolo! Ricorda: come avviene per qualsiasi altro allenamento (pensa alla tua esperienza con la palestra!) molte persone sono portate a mettere tanta energia nelle fasi inziali per cedere o regredire poi, sottovalutando che i cambiamenti richiedono tempo costanza, tenacia, focalizzazione come se fossero una maratona, per questo è generalmente consigliato farsi supportare da un professionista.

Da dove partire per implementare il cambiamento?

La chiave è la celeberrima frase del filosofo Thomas More: “Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere.”

1. Accetta le cose che non puoi cambiare Se è vero che ognuno è artefice del proprio destino, non lo è mai al 100%: ci sono cose che puoi controllare, altre che puoi influenzare con il tuo comportamento, altre ancora fuori dal tuo controllo. Anche se può essere molto difficile smettere di essere preda delle preoccupazioni, non ha senso stressarsi per cose sulle quali non hai controllo. Se ti ritrovi a preoccuparti di qualcosa, chiediti: “Posso fare qualcosa per cambiare la probabilità che questo accada, o il risultato se succede?” Se la risposta è un “NO”, allora metti da parte il problema e trova invece qualcos’altro per occupare la tua mente: attività manuali, tecniche di mindfulness o meditazione, oppure cercare di capire cosa è, invece, nella tua sfera di controllo o di influenza. La cosa migliore che puoi fare in questo caso è cambiare il tuo modo di reagire e di vivere queste situazioni.

2. Programma di cambiare le cose in tuo controllo Il secondo passo è considerare le aree che puoi controllare o per lo meno influenzare. Attiva la mente razionale e poniti due domande: • Realisticamente, c’è qualcosa che posso fare per cambiare la probabilità che questo evento accada, e se sì, cosa? • Realisticamente, c’è qualcosa che posso fare per cambiare il risultato in uno più favorevole per me, e se sì cosa? La parola chiave qui è “realisticamente”: devono essere azioni che puoi veramente intraprendere per cambiare le cose, non mondo ideale. Prima di pensare a come è possibile modificare il risultato, è importante pensare a come potrebbe apparire il risultato ideale e alla probabilità che ciò accada comunque.

3. La saggezza di conoscere la differenza Questo è l’ultimo elemento per affrontare costruttivamente il cambiamento. Le persone che accettano ed affrontano in questo modo il cambiamento personale sono coloro che hanno le idee chiare su ciò che vogliono. Sono pronte ad accettare cosa non possono cambiare e smettere di pensarci. Prendono le decisioni necessarie per cambiare ed agiscono su quegli elementi che possono cambiare.

E infine… L’elemento più importante da ricordare è che una volta che hai compreso cosa puoi e cosa non puoi cambiare, e cosa farai al riguardo, accetta la tua decisione, fai un programma con i passi per realizzarlo e vai avanti.

Evita di tornare sul “cosa sarebbe potuto succedere se…”, poiché ciò minerebbe la tua focalizzazione e la capacità di perseverare nel tempo.

Ricordati che puoi sempre cambiare!

L’importante è fare il primo passo.

Dipende da te!

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